Nascita e morte del primo governo Berlusconi
Con quattro articoli dal titolo "Verità, complotti e alternanza" (consultabili nella sezione Politica, categoria Riflessioni di questo sito), abbiamo esaminato l'evoluzione del sistema politico italiano a partire dal governo di solidarietà nazionale voluto da Aldo Moro per superare la fase dell'emergenza, passando per Mani Pulite e per il crollo della prima Repubblica, fino ad arrivare alla vittoria di Silvio Berlusconi nelle elezioni politiche del 27 marzo 1994.
Proseguiamo ora il viaggio nelle vicende politiche italiane, con l'obiettivo di arrivare ai giorni nostri, e dedichiamo particolare attenzione ai partiti ed alle alleanze che si sono sviluppate nel corso di quegli anni.
Ripartiamo dalla vittoria di Berlusconi del 1994, ottenuta grazie all'accordo di Forza Italia con CCD e Lega al Nord e con Msi/Alleanza Nazionale al Centro-Sud; il sistema elettorale vigente era uninominale maggioritario, con una componente proporzionale. Dopo la vittoria del 27 marzo, Bossi pretende il premierato e dice: "Berlusconi premier? Avere lui al governo significa avere un affarista che si troverebbe a fare i conti tutti i giorni con i suoi interessi".

Saranno aperti fino alle 15 i seggi per i ballottaggi che, dopo il primo turno di votazione del 15 e 16 maggio scorsi, coinvolgeranno 6.605.806 elettori. Si vota in 88 comuni di cui 13 capoluoghi di provincia: Milano, Novara, Varese, Rovigo, Rimini, Grosseto, Napoli, Cosenza, Crotone, Trieste, Pordenone, Cagliari e Iglesias. Per eleggere i presidenti di sei amministrazioni provinciali si é tornati al voto nelle province di Vercelli, Mantova, Pavia, Trieste, Macerata e Reggio Calabria. Si vota invece al primo turno in Sicilia per eleggere i sindaci in 27 comuni; unico capoluogo coinvolto è Ragusa. Gli elettori coinvolti sono 397.001.
Il 12 e 13 Giugno del 2011 gli italiani saranno chiamati a pronunciarsi sulla fatidica e cavillosa questione riguardante l’ambito, anche troppo tragicamente attuale, del Nucleare. Il Referendum darà la possibilità al popolo italiano di abrogare, con una risposta affermativa, alcune norme che prevedono anche la possibilità di costruire centrali nucleari sul suolo italiano. Il ricordo ridestato dell’esperienze passate, che tende ad assopirsi e dissolversi sotto l’azione disgregatrice del tempo, e la diretta presa visione di quelle presenti sembrerebbe prospettare un esito nefasto per il futuro progresso nucleare. Tuttavia si continua ad incedere imperterriti nel suffragare un progetto che si oppone al buon senso comune, appoggiandosi a motivazioni speciose e prive di consistenza.
L'Opinione di Peter
Non è necessario essere pacifisti militanti per sostenere che la guerra sia una cosa orribile e ingiusta. Almeno sul piano etico, è difficile accettare che qualcuno possa decidere di bombardare e uccidere, anche quando i bersagli siano terroristi o dittatori. La guerra giusta è come il rischio zero nel nucleare: più grande è la falla nel sistema, più spazio c'è per polemiche e avvertenze prima dell'uso. Ma l'orrore per la guerra non può tramutarsi in indifferenza verso massacri e impotenza della comunità internazionale di fronte a gravi violazioni dei diritti umani. Il mondo è lontano dall'ideale della pace universale di Kant: occorre quindi l'accettazione (anch'essa morale) di guerre giustificabili, se non giuste.
La forza spaventosa di un'onda che travolge case, treni, auto, scaglia via navi, invade aeroporti. Ma anche le immagini di edifici che, pur perdendo cornicioni e controsoffitti, restano quasi intatti, e di un popolo che reagisce con compostezza a una tragedia immane. Gente che si rimbocca le maniche applicando una lezione mandata a memoria in decenni di addestramento. Il terremoto che ha colpito la costa settentrionale del Giappone e lo tsunami che è seguito hanno sicuramente prodotto distruzioni immense. Il bilancio in termini di vite umane che emergerà quando le macerie saranno state rimosse e le acque si saranno ritirate sarà pesante, migliaia di vittime. Ma è davvero poco rispetto ai 300 mila morti provocati un anno fa ad Haiti da un terremoto del settimo grado della scala Richter, infinitamente più debole di quello (8,9 gradi) che ha colpito ora il Giappone.
